Archivio degli autori Fabrizio

16 Ottobre 2026

OMS: alcol causa quasi 40 mila casi di tumore al seno in Europa

16, ottobre 2026 – Il consumo di alcol è responsabile di 39.200 nuovi casi di tumore al seno nella Regione Europea dell’Oms. Tuttavia, solo il 15% dei cittadini sa che l’alcol può causare questa neoplasia, percentuale che sale al 21% tra le donne. È quanto segnala l’Oms Europa in occasione del Mese della prevenzione del cancro al seno, che si celebra a ottobre. “I danni causati dall’alcol non sono un concetto astratto. Possono tradursi in malattie cardiache o epatiche, nell’esposizione di un feto all’alcol durante la gravidanza, in ansia e depressione o, ancora, nel caso di una donna che sviluppa un cancro al seno senza aver mai saputo che l’alcol rappresentasse un fattore di rischio”, afferma in una nota Carina Ferreira-Borges, consulente per l’alcol dell’Oms Europa.

Per aumentare la consapevolezza sul legame tra alcol e cancro, l’Oms Europa ha lanciato una piattaforma digitale dotata di un assistente basato sull’intelligenza artificiale, che supporti agli operatori sanitari nell’affrontare questo tema con i pazienti. A differenza del fumo, ormai entrato di routine nelle conversazioni tra medico e paziente, il tema dell’alcol è infatti il più delle volte trascurato, per mancanza di tempo, per scarsa cultura o per il timore di far sentire il paziente giudicato, spiega l’Oms. La piattaforma promette di superare questi ostacoli: “Un medico o un infermiere, nei pochi minuti che hanno a disposizione tra una visita e l’altra, può ora chiedere all’assistente basato sull’Ia come affrontare il tema del consumo di alcol, ricevendo una risposta fondata sulle evidenze scientifiche dell’Oms”, aggiunge Ferreira-Borges. “In questo modo, parlare di alcol diventa una parte integrante dell’assistenza sanitaria, anziché un aspetto aggiuntivo e imbarazzante”.

15 Ottobre 2026

CNEL: fuma regolarmente il 20% degli italiani over 14

15 ottobre 2026 – L’abitudine al fumo delle persone di 14 anni e più non mostra miglioramenti, con un dato stabile rispetto al 2016 pari al 20%. Risulta in diminuzione tra gli uomini (da 24% nel 2016 a 23% nel 2025) e in aumento tra le donne (da 15% a 16), a fronte del 19% nel 2016, che ha determinato una riduzione del gap di genere nella direzione di comportamenti meno virtuosi rispetto al passato. E’ quanto si legge nella Relazione Annuale sui Servizi Pubblici 2026 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL). Il documento, indirizzato a Parlamento e al Governo, è stato presentato ieri a Roma.

Sempre secondo il Consiglio nel 2024, il 9% dei residenti riferisce che negli ultimi 12 mesi ha rinunciato a visite mediche o esami specialistici. Il dato risulta in aumento, non soltanto rispetto al dato del 2023 (+7%) ma anche rispetto a quello del periodo pre-pandemico (6%). La percentuale delle rinunce varia sensibilmente a seconda del numero di prestazioni già ricevute: si attesta al 14% nella popolazione che ha già effettuato nei 12 mesi precedenti l’intervista almeno una visita o un accertamento diagnostico e scende al 4% tra coloro che non hanno ricevuto in precedenza né visite né accertamenti. Le donne rinunciano a prestazioni sanitarie più frequentemente degli uomini (11% vs 8%), col divario massimo osservato tra le persone tra 25 e 34 anni (12% vs 7%). La massima frequenza di rinuncia si osserva nella classe di età 45-54 anni (13%), in percentuale analoga per motivi economici e liste di attesa. Invece, dopo i 55 anni le lunghe liste di attesa sono riferite essere il principale motivo di rinuncia a prestazioni sanitarie.

14 Ottobre 2026

Cancro seno metastatico, AIOM: “Più cure, ora puntiamo su qualità di vita”

14 ottobre 2026 – L’evoluzione dei trattamenti per il carcinoma mammario metastatico “ha consentito, negli ultimi decenni, di modificare in maniera significativa lo scenario clinico. Oggi sempre più donne sono curabili e diverse guariscono. Questo pone nuove sfide dal punto di vista assistenziale. Oggi l’obiettivo non è più soltanto la quantità di vita, ma la qualità di vita”. E’ quanto ha sostenuto Nicola Silvestris, segretario nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ieri durante un convegno nazionale in occasione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico.

Tra gli aspetti fondamentali per migliorare la qualità di vita delle pazienti c’è il supporto nutrizionale. “La nutrizione è come un portamonete che abbiamo quando andiamo al supermercato per acquistare dei prodotti. Nel caso specifico, vogliamo acquistare vita e qualità di vita. Ma poi arriviamo alla cassa e dobbiamo pagare: nel portamonete dobbiamo avere il denaro necessario. Questo denaro è rappresentato anche dal nostro stato nutrizionale”, spiega Silvestris. “I dati della letteratura scientifica ci dicono che un buono stato nutrizionale consente di sottoporsi a più linee di terapia e di tollerare meglio i trattamenti, contribuendo così a migliorare la durata e la qualità della vita. Per questo il supporto nutrizionale è fondamentale”, aggiunge. Un altro elemento essenziale è il sostegno psicologico. Le donne con tumore al seno metastatico “hanno necessità di un supporto e di un accompagnamento per comprendere meglio ciò che stanno vivendo e il mondo che stanno attraversando. Un aiuto che, tuttavia, non sostituisce il ruolo del medico nella comunicazione con la paziente”, sottolinea l’oncologo. “Dobbiamo dare speranza e non illusione. Oggi le opzioni terapeutiche ci consentono di parlare di speranza sulla base di dati concreti. È una speranza che non deve mai perdere la persona affetta da malattia oncologica, anche quando le opzioni terapeutiche attive non sono più disponibili”, afferma Silvestris.

13 Ottobre 2026

Nodulo al polmone, allo stadio precoce è alta la chance di guarigione

13, ottobre 2026 – Le chance di completa guarigione a seguito dell’asportazione di un nodulo polmonare di dimensioni ridotte e allo stadio precoce sono “alte”, anche se il nodulo dovesse essere un tumore maligno del polmone. A sottolinearlo è Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore della struttura di Oncologia Medica 1U alla Città della Salute e della Scienza di Torino – Ospedale Molinette, dopo che ieri Papa Leone XIV ha comunicato di avere un nodulo al polmone allo stato iniziale e ben localizzato, per il quale sarà sottoposto ad un intervento chirurgico di asportazione nei prossimi giorni al Policlinico Gemelli. In termini generali, spiega Di Maio, se un nodulo polmonare risulta di natura benigna dopo gli esami effettuati, a volte non è necessario asportarlo e comunque non è necessario eseguire altri trattamenti dopo quello chirurgico e si effettua soltanto un controllo periodico.

La principale differenza tra un tumore benigno e un tumore maligno riguarda la capacità delle cellule di invadere i tessuti vicini e diffondersi nell’organismo. Ma una volta effettuato l’esame istologico dei tessuti prelevati, chiarisce l’esperto, “anche se si trattasse di un tumore maligno, non è detto che sia necessario ricorrere ad ulteriori trattamenti oltre l’intervento chirurgico di asportazione: “Se il nodulo è piccolo e lo stadio precoce, la chirurgia si considera infatti di per sé risolutiva. Dopo l’intervento, in questi casi, non sono quindi necessarie particolari terapie e si procede ad un normale check up periodico”. Al contrario, precisa il presidente degli oncologi, se il nodulo fosse di natura maligna e ad uno stadio più avanzato, sia pure circoscritto, vi è in alcune situazioni l’indicazione a valutare anche altri trattamenti dopo l’intervento chirurgico, come la chemioterapia, l’immunoterapia ed anche specifici farmaci a bersaglio molecolare in quei limitati casi in cui siano rilevate specifiche alterazioni molecolari. “Tutto dipende – afferma – dalle caratteristiche che saranno evidenziate dall’esame istologico e dalle analisi aggiuntive sui tessuti asportati”. Nel caso di un nodulo polmonare maligno ma scoperto in stadio precoce, “l’obiettivo delle terapie è quello di arrivare alla guarigione del paziente: tanto è più piccola la dimensione della malattia – rileva Di Maio – tanto maggiore è la possibilità di piena guarigione, che può essere molto alta”. Quanto ai tempi della ripresa, “un intervento di chirurgia toracica rappresenta comunque un intervento impegnativo, anche se oggi l’invasività di tali interventi è molto diminuita grazie all’utilizzo di innovative tecniche mini-invasive e robotiche”. Per una piena ripresa, conclude, “sono di solito necessarie alcune settimane, ma va detto che il decorso post operatorio dipende dal singolo paziente ed è dunque difficile fare delle previsioni a livello generale”.

12 Ottobre 2026

Tumore seno metastatico triplo negativo, in Italia oltre 8.200 casi

12 ottobre 2026 – In Italia vivono più di 8.200 donne con un tumore del seno metastatico triplo negativo. Si tratta di una delle neoplasie mammarie più gravi e difficili da trattare ma, negli ultimi anni, la prognosi per le pazienti è decisamente migliorata. I progressi della conoscenza della malattia, la disponibilità di trattamenti integrati e l’arrivo di nuovi farmaci hanno incrementato le possibilità di cura. È questo il messaggio che viene lanciato oggi dagli esperti in occasione del webinar Carcinoma mammario metastatico: quali novità? È organizzato dall’Associazione Italiana Gruppi Oncologici Multidisciplinari (AIGOM) in occasione della Giornata Nazionale dedicata al tumore del seno metastatico. Oltre ai clinici, all’evento on line, partecipano cinque rappresentanti di associazioni di pazienti e una sessione è interamente dedicata ai bisogni delle donne colpite dalla malattia. “Il tumore del seno metastatico o avanzato non è più incurabile ma siamo riusciti a renderlo spesso una patologia cronica – sottolinea la dott. Stefania Gori, Presidente di AIGOM e Coordinamento ricerca oncologica IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, Negrar di Valpolicella -. Quello triplo negativo si contraddistingue per non presentare espressione dei recettori dell’estrogeno, del progesterone e di HER2. Le sedi più frequenti delle metastasi sono fegato, polmone, cervello, pleura, linfonodi e la cute. Molto interessate sono anche le ossa e in particolare quelle della colonna vertebrale, del bacino, dei femori, delle costole e della teca cranica. Non sempre è facile individuare i sintomi della malattia che risultano molto vari e condizionati dalla sede delle localizzazioni delle metastasi. Se il tumore non “dà disturbo”, attraverso segnali evidenti, è più facile che vi sia una ricomparsa o progressione della patologia. Per questo riteniamo prioritario sensibilizzare sia i clinici che i pazienti su questo un sottotipo di carcinoma mammario”.

Sempre dal webinar di AIGOM arriva un appello a donne, caregiver ma anche ai clinici. “Tutte le pazienti con diagnosi di tumore al seno triplo negativo metastatico dovrebbero essere sottoposte al test BRCA – prosegue la dott.ssa Gori -. Questo deve avvenire indipendentemente dall’età di insorgenza della neoplasia o dalla storia personale-familiare del singolo caso. Da anni sono disponibili dei farmaci chiamati inibitori di PARP che agiscono sull’enzima coinvolto nei meccanismi di riparazione del DNA. Numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato quanto siano efficaci nella cura delle portatrici di questa mutazione, diventata famosa grazie all’attrice Angelina Jolie. L’esame genetico quindi non è solo utile ai fini preventivi ma può guidare anche le scelte terapeutiche del team multidisciplinare che gestisce la paziente. Più in generale i trattamenti che somministriamo si pongono diversi obiettivi, tra cui quello di migliorare la qualità di vita delle donne, riducendo le dimensioni della malattia e di conseguenza i sintomi. Grazie alle nuove terapie è sempre più possibile continuare a condurre una vita “normale” e quindi a proseguire con le attività quotidiane e lavorative. Persistono però delle limitazioni dovute agli accessi in ospedale per le terapie e per gli esami”.

“L’esame integrato isto-molecolare delle metastasi e lo studio del DNA tumorale circolante tramite biopsia liquida ci forniscono informazioni fondamentali per caratterizzare la malattia – prosegue il prof. Nicola Fusco, Consigliere Nazionale AIGOM e Direttore dell’Anatomia Patologica dell’Istituto Europeo di Oncologia, Milano – Decodificare il profilo biologico del tumore è oggi il prerequisito per ritagliare percorsi terapeutici davvero personalizzati. Si tratta tuttavia di analisi complesse che portano a decisioni complesse, per questo il team multidisciplinare è imprescindibile: la gestione della paziente con carcinoma mammario non può e non deve mai essere affidata al singolo specialista”.

“Sono oltre 55mila le pazienti che in Italia vivono con un tumore del seno metastatico e le proiezioni ci dicono che il loro numero continuerà a crescere – conclude la presidente di AIGOM -. Il dialogo costruttivo tra oncologo e paziente è imprescindibile, soprattutto per le forme più avanzate di tumore mammario. È necessaria una comunicazione efficacie con la quale l’oncologo deve far comprendere alle donne i pro e i contro di tutte le diverse opzioni di trattamento. Come AIGOM attraverso eventi on line e in presenza intendiamo favorire il dialogo tra tutte le persone che vivono la difficile esperienza del cancro”.

9 Ottobre 2026

Tumore del seno: 7 donne su 10 colpite anche da vampate di calore

9 ottobre 2026 – Oltre il 70% delle donne che vivono con un tumore al seno soffre anche di vampate di calore. Rappresentano uno degli effetti collaterali più comuni e peggiorano la qualità di vita. Inoltre, insieme ai disturbi del ritmo del sonno, sono tra i principali responsabili della ridotta aderenza alla terapia ormonale. Infatti, solo il 60% delle pazienti assume regolarmente cure per evitare una recidiva di neoplasia. Appena il 21% delle donne parla con il proprio oncologo di questo problema mentre una su dieci non lo affronta in nessun modo. Eppure sono ora disponibili trattamenti specifici per contrastarle efficacemente. È quanto emerso oggi durante un media tutorial on line in cui sono stati coinvolti clinici e pazienti. L’evento è reso possibile con il contributo non condizionante di Bayer. “Le vampate di calore sono molto frequenti e influiscono negativamente sul benessere fisico-psicologico delle nostre pazienti – sottolinea il prof. Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci all’IEO e Docente di Oncologia Medica presso il DIPO dell’Università Statale di Milano -. Sono molto simili a quelle che devono affrontare le donne in menopausa e vengono provocate dall’abbassamento dei livelli ormonali. Le cause possono essere il cancro stesso ma anche infezioni, il ricorso alla terapia ormonale o l’uso di alcuni farmaci come gli steroidi. Risultano di solito più gravi ed invalidanti come tra l’altro tutti i sintomi vasomotori associati alla terapia endocrina”. Da alcuni anni è stato studiato un trattamento orale non ormonale in grado di ridurre le conseguenze negative delle vampate. Elinzanetant è una doppia terapia mirata a base di neurochinina (antagonista dei recettori NK-1 e NK-3). Migliora significativamente i sintomi vasomotori e la qualità di vita. Al momento è l’unica approvata non solo per le vampate (da moderate a severe) nelle donne in menopausa ma anche per le vampate (da moderate e severe) provocate dalla terapia endocrina per il carcinoma mammario. “Per la prima volta c’è una cura specifica che può limitare gli effetti collaterali indotti da uno dei trattamenti anti-cancro più diffusi – aggiunge il prof. Curigliano -. Diversi studi hanno evidenziato come agisca positivamente in donne trattate con le principali terapie endocrine come tamoxifene, inibitore dell’aromatasi o soppressore della funzione ovarica. Le pazienti con carcinoma mammario con recettori ormonali positivi (HR+) hanno riscontrato risultati nettamente superiori rispetto a quelle trattate solo con un placebo. Inoltre, sono stati registrati effetti sui disturbi del sonno che sono una delle conseguenze più diffuse e temute delle vampate diurne e notturne”.

“Compromettono la qualità di vita ad oltre l’80% delle donne con carcinoma mammario – aggiunge Flori Degrassi, Presidente Nazionale ANDOS-Associazione Nazionale Donne Operate al Seno -. Devono essere affrontate con trattamenti specifici e sempre e solo dietro la supervisione di uno specialista. Invece riscontriamo la tendenza a non parlare di questo aspetto della malattia con il proprio oncologo oppure a ricorre a metodi fai-da-te spesso non sufficienti o proprio dannosi perché interferenti con le terapie oncologiche. È evidente come vada migliorato il dialogo medico-paziente. In Italia vivono più di 900mila donne con una diagnosi di tumore del seno. I tassi di sopravvivenza e guarigione sono in costante aumento grazie all’aumento delle diagnosi precoci e a strumenti terapeutici più efficaci. La gestione di disturbi, solo apparentemente poco importanti, sta assumendo un peso sempre maggiore nel percorso assistenziale e curativo. Il contrasto alle vampate è un ottimo esempio di quanto sia importante garantire a 360 gradi il benessere femminile”.

“Al momento sono principalmente trattate con la somministrazione di generici farmaci antidepressivi o attraverso l’agopuntura – afferma Curigliano -. Ad oggi elinzanetant non è ancora rimborsato in Italia per l’indicazione delle pazienti oncologiche. Avere questa rimborsabilità rappresenterebbe un’importante opportunità per ampliare gli strumenti a disposizione dei clinici. Si potrebbe così rispondere a bisogni ancora rilevanti delle donne che affrontano questo tipo di percorso. In particolare, la terapia può essere d’aiuto per le più giovani che, quasi sempre, devono assumere farmaci analoghi del GnRH per bloccare la produzione degli ormoni sessuali. Un trattamento ormonale può essere somministrato anche per 5 o addirittura 10 anni consecutivi. La qualità di vita va garantita per questi lunghi periodi di tempo anche per favorire una corretta e costante assunzione delle terapie salvavita”. “Infine, raccomandiamo alle pazienti di prendere alcuni piccoli accorgimenti per contrastare le vampate – conclude Degrassi -. È opportuno praticare costantemente attività fisica e di rilassamento come la meditazione o lo yoga. Evitare il fumo e limitare, il più possibile, il consumo di caffeina e di alcool. Infine, può essere utile arieggiare adeguatamente gli ambienti sia di giorno sia di notte, e utilizzare abiti e lenzuola di cotone.

Da alcune settimane è attivo il portale vampatetumoreseno.it dove le pazienti oncologiche possono trovare tanti consigli utili e certificati su questa diffusa controindicazione.

 

8 Ottobre 2026

Obesità e sovrappeso, ecco tutti i pericoli per la salute

2 settembre 2026 – L’eccesso di peso non è solo una questione estetica. Rappresenta un grave problema di salute che aumenta il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare o il cancro. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ la prevalenza dell’obesità nell’intero pianeta è raddoppiata dal 1980 ad oggi. Nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso (il 35% della popolazione mondiale); di questi oltre 200 milioni di uomini e oltre 300 milioni di donne erano obesi (l’11% della popolazione mondiale). E il problema ha ormai iniziato ormai ad interessare anche le fasce più giovani della popolazione: si stima che nel 2011 ci fossero nel mondo oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso.

Oltre il 30% del totale dei tumori è collegato all’alimentazione errata, sia nella quantità che nella qualità dei cibi. Il rischio è influenzato dalla quantità relativa di peso in eccesso e dalla localizzazione del grasso corporeo. Un calo di peso relativamente modesto (10-15%), soprattutto se abbinato ad un incremento dell’esercizio fisico può contribuire a migliorare la maggior parte di questi problemi. Il grasso corporeo costituisce un deposito di colesterolo il quale, a sua volta, è la materia prima per la sintesi di alcuni ormoni sessuali a cui molti tumori sono sensibili. La probabilità di sviluppare un cancro aumenta anche con un leggero sovrappeso, non solo per gli obesi. Le forme di tumore più influenzate da questo fattore sono il cancro a colon retto, mammella, pancreas, fegato, ovaio, rene, esofago, cervice e utero.

Tra i cibi da consumare con parsimonia ricordiamo il sale che è il principale responsabile dell’ipertensione ma provoca anche alcuni tumori (stomaco e pancreas). Ne bastano 5 grammi al giorno. Attenzione un panino ne contiene già 1. Molto meglio utilizzare il sale a basso contenuto di sodio oppure in alternativa erbe aromatiche e spezie. Da bandire dalla cucina sono i dadi a base di glutammato di sodio.

6 Ottobre 2026

Il dolore fisico ha la sua diffusione più rapida prima dei 55 anni

6, ottobre 2026 – Il rischio di soffrire di una qualche forma di dolore non aumenta in modo lineare con l’età: l’aumento più marcato si registra prima dei 55 anni. A questa età oltre il 40% degli uomini e quasi il 60% delle donne riferisce qualche tipo di dolore. Lo rivela un’analisi globale condot pubblicata su Nature Medicine, che potrebbe aiutare a migliorare il monitoraggio e la prevenzione del dolore a livello globale. Lo studio è stato condotto da Matt Fillingim della McGill University di Montreal. Il dolore è una delle principali cause di disabilità nel mondo, ma non esiste un metodo standard per confrontare il dolore riferito dai pazienti tra diverse fasce d’età e aree geografiche. Ad esempio si rischia di trascurare il dolore vissuto da persone con scarso accesso all’assistenza sanitaria.

I ricercatori hanno analizzato dati sul dolore riferito dai pazienti, raccolti tra il 1990 e il 2025 su un campione di 6.125.459 persone di età compresa tra i 5 e gli oltre 100 anni, provenienti da 118 paesi. È emerso che il 2% delle persone soffriva di dolore sul volto e ben il 40% dei partecipanti lamentava mal di schiena. Il dolore risultava più diffuso tra le donne rispetto agli uomini in tutte le 11 aree corporee esaminate; le differenze più marcate riguardavano il dolore facciale, la cefalea e il dolore allo stomaco o all’addome. In tutte le aree del corpo, la quota di persone con forme di dolore risulta aumentare più rapidamente prima dei 55 anni, sebbene l’andamento vari a seconda della zona interessata: la cefalea e il dolore addominale raggiungevano il picco in età più giovane, mentre il dolore alla schiena, all’anca e al ginocchio continuava ad aumentare con l’avanzare dell’età. A partire dai 40 anni, il dolore (sia generalizzato che localizzato a articolazioni o schiena) aumentava più rapidamente nei paesi con un Indice di Sviluppo Umano più basso, quindi nelle aree geografiche più svantaggiate. In queste aree, ad esempio, la lombalgia risultava quasi due volte più frequente. Fattori di rischio come il fumo, l’obesità e il basso reddito spiegano solo in parte l’incidenza del dolore nei contesti a minor sviluppo; le ragioni di questi livelli di dolore più elevati rimangono poco chiare. Secondo gli autori la prevenzione del dolore dovrebbe iniziare più precocemente e tenere conto delle specificità delle diverse aree geografiche.

5 Ottobre 2026

Tumori: dieta durante la chemio, pasti piccoli e frequenti

5 ottobre 2026 – La chemioterapia e la radioterapia sono cure anti-tumorali salvavita, ma possono avere un impatto sul corpo e influenzare in modo significativo la dieta. Mai proprio quando si è in trattamento per il cancro il nostro organismo ha bisogno di trarre dall’alimentazione forza e resistenza. Per questo bisogna mangiare assicurandosi di fare pasti magari piccoli ma frequenti, scegliere contro nausea e vomito cibi facilmente digeribili, ad esempio carboidrati raffinati come pane bianco e patate, alimenti che in ogni caso non siano troppo caldi o troppo freddi e limitare per evitare che la diarrea porti disidratazione latticini e caffè. E’ quanto evidenziato, in un approfondimento, dagli esperti della statunitense Mayo Clinic.

“La chemioterapia non uccide solo le cellule tumorali, ma può anche distruggere quelle sane in rapida crescita – rileva Rose Prissel, dietista della Mayo Clinic – ciò può causare nausea o alterazioni dell’appetito, portando i pazienti a consumare meno calorie del necessario. Altri trattamenti possono causare secchezza delle fauci, diarrea o stitichezza. Fortunatamente, questi effetti collaterali possono essere ridotti o addirittura superati anche migliorando l’alimentazione durante il trattamento”. Fare pasti piccoli e frequenti può aiutare ad evitare di sovraccaricare lo stomaco. Contro disidratazione e diminuzione della produzione di saliva, che può portare a una fastidiosa secchezza delle fauci, è importante aumentare l’assunzione di liquidi e masticare gomme o succhiare caramelle o cubetti di ghiaccio per compensare. “Altri effetti collaterali di alcuni trattamenti chemioterapici e radioterapici possono includere mal di gola o di bocca-aggiunge Prissel- ciò può rendere scomodo e doloroso mangiare e bere. Mangiare cibi caldi o freddi potrebbe irritare, quindi meglio optare per alimenti a temperatura moderata, leggeri o morbidi”. Limitare i latticini, evitare la caffeina e mangiare cibi morbidi a basso contenuto di fibre, infine, può aiutare a evitare che la diarrea porti ad altri problemi, come una grave disidratazione.

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