24 Agosto 2026

Tumore prostata: l’urologo “Anche la sessualità fa parte della cura”

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24 agosto 2026 – La sessualità “resta un aspetto importante della qualità di vita anche per gli uomini con tumore avanzato della prostata”. I progressi nelle terapie hanno aumentato significativamente la sopravvivenza: secondo i dati Aiom, gli uomini vivi dopo una diagnosi di tumore alla prostata sono passati da 217mila nel 2014 a 485mila nel 2024, con una sopravvivenza a cinque anni di circa il 91%. “Il tema non è marginale perché la maggior parte dei soggetti con tumore avanzato della prostata perde, da subito, la propria potenza sessuale. Una problematica che in realtà viene affrontata in modo specifico da poco tempo, analogamente a quanto viene fatto per le donne con tumore avanzato della mammella”. A richiamare l’attenzione sul tema è Aldo Franco De Rose, urologo e andrologo e presidente dell’Associazione andrologi italiani, in una lettera al direttore della rivista internazionale Archivio Italiano di Urologia e Andrologia, che sarà pubblicata nel numero di settembre con il titolo ‘Beyond survival: Addressing sexual health in advanced prostate cancer care’.

De Rose ricorda che per rimuovere la neoplasia “si devono sacrificare i nervi che consentono di ottenere l’erezione. La conseguenza è che farmaci orali come sildenafil, tadalafil, vardenafil, avanafil, risultano inefficaci. Sezionando i nervi, infatti, viene a mancare la secrezione di ossido nitrico da parte delle terminazioni nervose, un fattore che preclude la dilatazione delle arterie del pene, necessaria per far affluire più sangue e raggiungere l’erezione. Un problema che viene di norma fronteggiato, soprattutto per i pazienti più giovani, con iniezioni locali ‘preventive’ di caverjet”. Queste iniezioni “possono essere effettuate alcuni minuti prima del rapporto direttamente dal paziente o dalla partner, con risultati in genere soddisfacenti” ricorda Sara Cianfarelli, specializzanda urologa presso la Clinica urologica di Genova diretta dal professore Carlo Terrone. “Laddove, però, queste soluzioni terapeutiche non siano efficaci o non vengano accettate dal paziente – precisa De Rose – è opportuno concordare con lo specialista interventi di altro tipo come, per esempio, l’impianto di protesi peniene; intervento che è possibile anche dopo la chirurgia, la radioterapia e/o la chemioterapia”.

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