16 Luglio 2026

Tumori, il linfedema colpisce fino all’80% dei pazienti

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16 luglio 2026 – Fino all’80% dei pazienti colpiti da un tumore può andare incontro a linfedema. La malattia cronica si manifesta come gonfiore di una regione del corpo, dovuto all’accumulo di linfa nei tessuti. Può avere gravi conseguenze sulla qualità della vita e i mesi estivi sono spesso i più difficili da gestire. Caldo, sudorazione ed esposizione al sole possono rendere la pelle più fragile e aumentare il rischio di irritazioni e infezioni. L’igiene e la cura della cute sono una parte essenziale del trattamento, sia nelle fasi iniziali sia nel percorso di mantenimento. Rappresentano uno degli strumenti più semplici e importanti per prevenire le complicanze e salvaguardare la qualità di vita. A questo tema è dedicato il nuovo appuntamento del Programma Quinquennale di Educazione Terapeutica promosso dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata, in collaborazione con la Fondazione Luigi Maria Monti-IDI-IRCCS. Oggi presso l’Aula Cavalieri dell’IDI-IRCCS di Roma dermatologi, oncologi, chirurghi vascolari e fisioterapisti si riuniscono per offrire a malati e caregiver indicazioni pratiche, semplici e scientificamente fondate sulla prevenzione e gestione del linfedema.

“Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche – sottolinea Laura Colonna, Direttore dell’UOC CEDRI-Centro di Dermatologia Rigenerativa e Immunologica e dell’Ambulatorio per le reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell’IDI-IRCCS -. Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire. Durante l’incontro di oggi aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all’idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata”. L’appuntamento si inserisce in un percorso avviato oltre due anni fa per aiutare i pazienti oncologici a rischio o già affetti da linfedema a conoscere meglio questa condizione, riconoscerne tempestivamente i segnali e partecipare in modo consapevole al proprio percorso di cura. “Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente – sottolinea il prof. Paolo Marchetti, Presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e Direttore Scientifico dell’IDI-IRCCS -. Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche”.

Il linfedema può essere inizialmente sottovalutato, perché i primi sintomi (senso di pesantezza, tensione della cute, gonfiore lieve o difficoltà nei movimenti) possono sembrare poco specifici. Proprio per questo è importante non attendere che il quadro diventi più evidente. Una valutazione precoce consente di avviare rapidamente gli interventi più appropriati e aumenta le possibilità di ottenere una regressione nelle fasi iniziali o, comunque, di prevenire la progressione. “Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema – afferma la dott.ssa Annarita Panebianco, Direttore Sanitario dell’IDI-IRCCS -. Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare”.

L’impatto del linfedema non è soltanto fisico. Il gonfiore, il dolore, le limitazioni funzionali e il timore delle complicanze possono pesare su persone che hanno già affrontato un percorso oncologico complesso. “Può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia – evidenzia la dott.ssa Federica De Galitiis, Direttore dell’UOC di Oncologia dell’IDI-IRCCS -. Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente”. La diagnosi precoce e una corretta valutazione clinica e strumentale restano elementi decisivi. “Riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile” spiega il dott. Corrado Cirielli, Responsabile dell’Ambulatorio di Prevenzione, Diagnosi e Cura del Linfedema dell’IDI-IRCCS.

Il percorso comprende anche la terapia fisioterapica decongestiva (coordinata dal dott. Roberto Bartoletti, fisioterapista dell’Istituto) e l’educazione del paziente alla gestione quotidiana. “Il confronto con i dermatologi rappresenta una naturale evoluzione del nostro lavoro. Il linfedema richiede una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme” conclude Bartoletti.

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